Wired 4
Non voglio passare per un difensore della lingua, anzi. Non ho nessun problema a usare spesso parole inglesi o tecniche, purche’ siano quelle che reputo le migliori per esprimere un concetto.
Pero’, non mi è piaciuto per niente l’editoriale di Wired 4 che ho preso settimana scorsa…
Diciamo che la maniera di presentare i concetti di wired proprio non mi va giu’. “Loro” vogliono dirci quanto “noi” e “loro” siamo uguali, o quanto meno affini. Quindi ogni affermazione che si legge, ogni dichiarazione è sempre una imposizione e non una proposta. Non una storia, ma una definizione. La definizione di “noi”, i “loro” lettori. E a me questo non piace per niente, perche’ “noi”, anzi, “io” se anche per sbaglio mi trovo d’accordo su qualcosa che loro scrivono, sono sicuramente in disaccordo su molte altre cose. Mi piace cosi’, è bello vivere cosi’, quasi-amici un po’ diversi, non adepti molto uguali, autocompiaciuti e finto-sorridenti.
Quando mi raccontano le cose con termini e frasi assolute, quando mi attirano con font di altezze diverse per farmi concentrare sui concetti importanti, quando cercano di portarmi mano nella mano allora li’ mi sento un po’ un cretino a spendere i soldi per quel giornale.
Ma Wired per ora, nonostante sia un po’ Focus e un po’ catechismo per i nerd, ancora mi attira perche’ le cose che racconta sono interessanti e lo stile piacevole…ma…
Ma… Wired, navighi a vista, c’e’ il rischio che mi stanchi di essere il lettore da portare mano nella mano.
Spero, caro Wired, ti renderai conto che io sono molto piu’ vario di come tu mi immagini e sicuramente meno di quanto vorrei esserlo e di quanto lo saro’.
Ah, ma la questione della lingua?
Ecco, cosi gia un po’ prevenuto apro wired 4 e trovo l’editoriale di Riccardo Luna, che quando scopro che si fa chiamare “dir” gia’ mi prende male. Forse gli esperti di comunicazione di Condè Nast gli avranno detto “occhio devi trovare una maniera per risultare simpatico, devi darti un nomignolo”…
Vabbe’ dicevo quindi che gia’ prevenuto leggo l’editoriale. Non capisco, sembra che stiano parlando della foto del big bang, in un rarissimo e impossibile scatto a un instante dalla nascita dell’universo.
Poi, d’improvviso: “Vogliamo una foto storica, una foto importante, che faccia pensare il mondo ma non possiamo fare qualcosa di sexual o di titillating” e poi “parliamone asap”.
MA! di cosa parlate? come parlate? Titillating? sexual? ma voi non siete come me, lettore. Anche io dico “asap” ma poi mi pento sempre, non mi prendo mai sul serio… Voi ci credete invece! Eccome!
Un “lavoro di sei mesi”? forse un inchiesta di Report dura sei mesi, forse una legge in parlamento. Ma il vostro articolo sulle protesi per quanto interessante e la vostra foto di copertina non sono la rivoluzione. E’ un bell’articolo e una bella foto, si è vero si parla di gente che ora vive meglio, ma non vedo la rivoluzione, non vedo gli afgani senza gambe che hanno un futuro.
Che noia Wired, gia ti credi di essere chissa’ chi. E invece sarebbe meglio se ti accettassi come sei. Un giornale che non cambia il mondo ma è solo pieno di pubblicita’ di automobili, peraltro tutte uguali, nella stessa posizione. Che noia.
Ma ti comprero’ ancora, resistero’ ancora un po’.
--------------------------------------------------------------------------------
-
aeonra liked this
-
francescomogra posted this
--------------------------------------------------------------------------------